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La fortuna del capitello ionico nella Gortina imperiale: i modelli microasiatici e le rielaborazioni in marmo grigio locale

2020

Le indagini archeologiche nella città di Gortina hanno riportato in luce alcuni capitelli ionici di modello microasiatico in marmo importato, databili alla seconda metà del II sec. d.C., ma anche un gran numero di capitelli ionici in marmo grigio locale, con ogni evidenza prodotti in loco tra la fine del II e gli inizi del III sec. d.C. Si tratta di membrature riutilizzate in edifici più tardi e spesso reimpiegate come materiale da costruzione o rifunzionalizzate in vari modi. La loro relativa abbondanza, per alcuni versi insolita, testimonia non solo la peculiare fortuna del tipo nella capitale cretese, ma anche la grande attività degli atelier di scalpellini locali, almeno a partire dalla…

Gortina Creta capitelli ionici marmo grigio gortinio tradizione localeGortyna Crete Ionic capitals grey marble from Haghios Kyrillos local traditionSettore L-ANT/07 - Archeologia ClassicaSettore ICAR/18 - Storia Dell'Architettura
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Fazioni e popolo in una provincia del dominio pontificio fra XIII e XIV secolo

2021

Between the 13th and 14th centuries, a number of cities in the inchoative papal state experimented a system of self-government that allowed the Guelph and Ghibelline factions, formally represented in those same bodies on an equal footing, to work alongside the more strictly communal magistracies. The case of Todi is rather well known, given the role that Bartolo da Sassoferrato assigns to it in his Tractatus de guelphis et gebellinis (ca. 1350), but current research has already ascertained that this political tradition appeared at least around 1260. Some evidence can suggest, however, that some form of integration of factions into the local institutional framework was possible elsewhere, an…

Tra XIII e XIV secolo alcune città dello stato della chiesa in formazione sperimentano un regime di autogoverno che prevede accanto agli organi più propriamente comunali la presenza delle fazioni guelfa e ghibellina formalmente rappresentate in quegli stessi organi in modo paritario. Il caso di Todi è piuttosto noto data la funzione che Bartolo da Sassoferrato gli assegna nel suo Tractatus de guelphis et gebellinis (1350 circa) ma la storiografia ha già appurato che questa tradizione politica durava dal 1260 circa almeno. Alcuni indizi fanno ritenere che però la possibilità di una qualche forma di integrazione delle fazioni nel quadro istituzionale locale avvenisse anche altrove e non lontano ad Amelia a esempio. Qui nel nuovo statuto di popolo 1343 troviamo la ripartizione su base fazionaria dei ruoli del priorato. A Todi nel 1337 era avvenuto qualcosa di analogo: lo statuto emanato quell’anno fa seguito all’instaurazione di un regime esplicitamente popolare che in continuità con la tradizione locale integra al suo interno guelfi e ghibellini. Gli esempi di queste e forse altre comunità della provincia del Patrimonio di san Pietro in Tuscia possono così aggiungere qualche elemento utile alla discussione sul problema delle fazioni e del loro ruolo nell’ordine politico comunale e post-comunale e in particolare sul rapporto fra popolo come sistema istituzionale e parti.Settore M-STO/01 - Storia Medievale
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